Agli inizi degli anni ’90 uscì un film molto bello, di Neil Jordan, “La moglie del soldato”, molto serio dove si parlava di IRA e omosessualità, molto commovente.
Sono quasi quattordici anni che al piccolo castello si gira sempre lo stesso film “La moglie dell’ingegnere” (ed eccole, tutte le mogli e compagne di ingegneri che saltano sulle sedie…!), dove non si parla di guerre separatiste e dove nè l’ing nè la moglie sono trans, ma è ugualmente straccialacrime o meglio stracciabudella, ma solo per uno dei due (quello che non è ing).
L’ingegnere è una creatura particolare che nasce tale, a differenza di un salumiere o di un dermatologo che assume il suo divenire nel corso della sua vita. Appena vengono al mondo, gli ingegneri, manifestano quale sarà il loro futuro, insultando il ginecologo perchè non ha calcolato bene la forza, così chiaramente descritta nella seconda legge di Newton, per estrarlo dal corpo di sua madre, dove peraltro stava benissimo e non c’era assolutamente bisogno di disturbarlo. Crescendo, non amano aggregarsi agli altri esseri umani, in quanto inferiori, provocando la preoccupazione della mamma che già lo pizzica spesso imbambolato davanti un muro bianco. La poverina non sa che su quel muro bianco c’è un mondo parallelo fatto di radici quadrate, integrali di Riemann e assiomi.
C’è un momento in cui l’ingegnere può fare coming out (come si dice oggi), vale a dire manifestare la sua identità con la scelta della facoltà universitaria. Fanno anche quelli che tergiversano (sempre per non far aumentare le preoccupazioni già pesanti dei genitori): “Sono indeciso se iscrivermi a filosofia o ad ingegneria, c’è anche il Dams che mi intriga… ma alla fine scelgo ingegneria”. Un essere umano comune, cioè inferiore ricordiamolo, mettendo piede in una qualsiasi facoltà di ingegneria, di qualsiasi città, capisce… è come se gli cadesse un velo dagli occhi: li vede! Sono quasi tutti uguali, si differenziano di poco, sembrano i cattivi di Matrix, solo che quelli erano eleganti, con l’abito blu stirato di fresco e gli occhiali da sole figaccioni. Quindi partiamo con la descrizione dall’abbigliamento tipo dello studente di ingegneria: camicie, maglie o pantaloni dai colori smorti, dei “non colori”, tipo nero, grigio, blu notte o verde petrolio accoppiati al buio, calzino bianco ben visibile sotto il pantalone corto sulle caviglie, che non è un’emulazione di Michael Jackson ma l’ultimo capo di abbigliamento comprato nel…. boh, parecchi anni fa; il 90% è dotato di occhiali (della piccola percentuale che non li ha, il 5% li metterà prima della fine del corso di studi, l’altro 5% abbandonerà il corso di studi). Il 90% è di sesso maschile (della piccola percentuale di sesso opposto, il 5% cambierà facoltà, l’altro 5% cambierà sesso prima della fine del corso di studi). Pettinato, ma non dotato di taglio di capelli, li fa crescere un pò alla rinfusa ed è rigorosamente provvisto di cartella a tracolla (che in futuro diventerà un borsello, portato rigorosamente anche sul petto nudo al mare), la sua appendice. Oggi, dopo che gli ingegneri si sono sentiti osservati e studiati le cose sono cambiate e nelle facoltà si notano ingegneri vestiti in maniera decente e anche ragazze (spesso anche carine), ma sempre riconoscibili dall’appendice.
Fare la moglie dell’ingegnere è un mestiere difficilissimo. Solo una donna dotata di notevole pazienza e senso dello humor può decidere di sposare un ingegnere, alla faccia degli avvertimenti delle cognate (“Poi non dire che non te lo avevamo detto!”) e della fregola del futuro suocero che già un mese prima del matrimonio ha confezionato le valigie al figlio e le ha messe dietro la porta (“Vuoi mai dimentichi qualcosa e torni”). In una di quelle valigie c’è un decoroso campionario di biancheria intima, quattro paia di calzini tutti blu, due camicie estive, due invernali, due polo manica corta, due paia di pantaloni, due paia di scarpe e un vestito buono. Nell’altra ci sono la laurea, altri riconoscimenti, un numero imprecisato di pubblicazioni proprie o di altri simili… tutto il resto è superfluo. Quindi la moglie dell’ingegnere nel corso degli anni gli costruirà un guardaroba (se non altro per non passare la sua vita lavare e stirare le due camicie), fino a quando poi anche lui imparerà ad entrare in un negozio per comprare una cravatta che non sia stata portata da Joseph Grimaldi (con un buon full immersion questa cosa può accadere nell’arco di due anni). La tragedia per la moglie dell’ingegnere nasce quando c’è un acquisto da fare: che sia un’auto, un frullatore, una macchina fotografica, un tagliapeli per il naso lui si piazza su internet e fa ricerche su ricerche, consulta forum, chiede, si informa, stende dei chart, ma è un lavoro lungo perchè nel momento in cui sta per decidere ecco che il mercato offre un prodotto nuovo (e non ne usciamo più!!) e alla fine partorisce… Si incazza però con la moglie se per caso nel frattempo è andata a comprare un phon nuovo perchè la vicina di casa, il suo, dato in prestito, lo ha voluto indietro. Se malauguratamente la famiglia pianifica una vacanza bisogna andar cauti: si prenota dove dice lui previa consultazione con l’ing Edward Murphy (giuro, era un ingegnere della AAF… non lo sapevate, eh??) – ricordando la legge che “se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andar male e si prevengono, immediatamente, se ne scaturirà un quinto” – perchè se si va dove desidera lei e le cose vanno bene, OK, ma se qualcosa va storto l’ira di Achille si riversa nelle orecchie della moglie: “E io lo avevo detto che non dovevamo venire qui, e io lo sapevo che se non ci penso io qui non funziona niente, e io questo posto non l’avevo visto recensito in nessun forum”… Se si va dove dice lui e c’è l’intoppo non succede niente, perchè lei tace, amabilmente, vuoi mai che dica che l’abbia convinto con la forza del pensiero?
L’ingegnere di norma oltre ad essere miope è anche sordo, ma a tratti. Se discorre con qualche collega di reti di Petri, gradi di libertà o PLC ci sente benissimo, ma se la moglie gli racconta della lezione di piano delle figlie, del capriccio della piccolina, del tizio che per strada nonostante lei si senta un comò le ha suonato un colpo di clacson (magari involontariamente!) lui non ci sente, cioè sta proprio da un’altra parte nel cosmo parallelo, in una dimensione spaziotemporale ai più ignota e non si sa quando tornerà. Parlare con Enrico Mentana al tg delle 20:00 dà più soddisfazione: almeno pare che risponda.
LEGGE QUANTISTICA DI MURPHY: Tutto va male contemporaneamente

INGREDIENTI X 5:

1 piccola verza
150gr di fagioli secchi
50gr di prosciutto cotto a dadini
10 fette di pane raffermo
1 spicchio d’aglio
olio, sale, pepe

 

PROCEDIMENTO

Tenere in ammollo i fagioli per tutta la notte. In una capiente pentola far dorare l’aglio in due cucchiai di olio. Aggiungere il prosciutto cotto e subito dopo i fagioli. Farli insaporire e versare l’acqua che serve per coprirli. Salare e far cuocere un’ora aggiungendo altra acqua per non far asciugare. Tagliare la verza a listarelle molto sottili eliminando le coste vicine al torsolo e aggiungerla ai fagioli. Far cuocere ancora una ventina di minuti. Verificare il sale secondo il proprio gusto. Nel frattempo tagliare il pane secco, irrorarlo con un filo di olio e far dorare in forno sotto il grill per cinque minuti. Spegnere, impiattare, pepare se piace (anche un filo di olio a crudo, sempre se piace)
L’angolo del sommelier: abbinare la zuppa ad un rosso corposo ma giovane come per esempio un Merlot o un Cabernet Sauvignon

 

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8 Comments on La zuppa rustica e la moglie dell’ingegnere

  1. zia Consu
    9 Settembre 2015 at 9:56 (4 anni ago)

    Non sono ancora in “modalità” da zuppe ma non posso che passare a trovarti x ritrovare sempre un sorriso 🙂 6 una potenza tesoro 🙂

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  2. Emanuela
    9 Settembre 2015 at 10:45 (4 anni ago)

    Patti i tuoi racconti sono meravigliosi!!!! Prima o poi devi farcelo conoscere questro strano essere umano! Putroppo io con i radicali e le radici quadrate non sono mai andata troppo d’accordo prefesco la tua fantastica zuppetta. Un bacio carissima.

    Rispondi
  3. Ale
    9 Settembre 2015 at 10:50 (4 anni ago)

    Adoro le leggi di Murphy ahahahah
    Ottima ricetta!!

    Rispondi
  4. sandra
    9 Settembre 2015 at 11:13 (4 anni ago)

    mititca la moglie dell’ingegnere!!!! ma si rende conto codesto arnese di che fortuna ha????? meno male che per le mogli degli ingegneri hanno inventato i blog!!! ha ha ha! sei mitica Patty, grandissima!
    un abbraccio stretto stretto!
    Sandra

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  5. simona mirto
    9 Settembre 2015 at 12:31 (4 anni ago)

    ahhaha Patty sei un mito, ho girato il pezzo a mio marito via mail, così gli faccio fare quattro risate, tranne il calzino bianco sul blu (ma solo perchè lui è in divisa ) e gli occhiali (ha 11 decimi) ci troviamo 😀 poi mi rubo l’idea del prosciutto nella zuppa, di solito vado di bacon, ma lo compro sempre apposta, mentre sono sempre piena di prosciutto, la prossima volta proverò! ti abbraccio carissima:**

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  6. Antonella
    9 Settembre 2015 at 12:53 (4 anni ago)

    Ciao Patty, il post è un vero divertimento e la tua zuppa ha un aspetto molto goloso. Baci!

    Rispondi
  7. Paola
    9 Settembre 2015 at 18:12 (4 anni ago)

    Mi hai fatta scompisciare dalle risate. Ma sai che la ritrovo tutta la descrizione degli ingegneri? Quando stavo col ferrarese aveva un coinquilino ingegnere che andava in giro proprio vestito così, capelli improponibili, maglietta nera, borsello.. na cosa terribile 😀 E non ti dico quando si doveva prendere una decisione. Le connessioni sinaptiche si attivavano così tanto, da far luce 😀
    Scommetto che davanti alla zuppa però l’ingegnere si taccia. Vero?
    Baciotti :*

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  8. ipasticciditerry
    10 Settembre 2015 at 9:54 (4 anni ago)

    Patty amore, quanto mi sei mancataaaaa!! Sto ancora ridendo … capisco ma anche fare la moglie di un pizzaiolo è molto complicato, sai? Ahahahhhh diciamo che fare la moglie è complicato punto! La zuppa? Bona!

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