Quando tanti, tanti, ma proprio tanti anni fa, il Re Consorte svoltava con la Fiat 1300 antracite a destra, scendendo lungo la ripida stradina sterrata che dopo circa mezzo chilometro li avrebbe portati davanti alla casetta bianca del borgo di Verucchio, alla cuoca e a suo fratello (il piagnone) la bocca si trasformava in un sorriso involontario e nello stomaco si formavano tante piccole bollicine frizzanti che impazzite esplodevano liberando la gioia contenuta e desiderata per un anno intero. La Regina Madre, coraggiosamente sfidando gli avvallamenti e le buche che le pioggie avevano formato lungo la strada, velava le labbra di rossetto e si ravvivava i capelli con una spazzola, immancabili nella sua borsa. Finalmente eccola lì: la casetta bianca, circondata dal recinto verde e bianco, con la nonna ad aspettare al cancello. Il tempo di dare un bacio alla nonna e farsi strizzare in un abbraccio pieno di mille parole e la cuoca con piagnone al seguito evaporavano per non farsi vedere più per tutta l’estate. Il bello di essere bambini è che la tua vacanza è veramente una vacanza: ovunque tu stia soggiornando è come se ti trovassi in un relais di lusso dove ti alzi e qualcuno ti rifà il letto disfatto, ti fa trovare la colazione con latte e pane sul tavolo, ti piazza il piatto fumante davanti al viso pranzo e cena, te li toglie quando hai finito di mangiare, ti lava i panni… neanche il disturbo di disfare e rifare i bagagli… Quindi la vita in campagna era libertà, festa continua, giochi all’aperto, nessun pensiero, se non quello delle ginocchia e i gomiti perennemente sanguinanti a causa delle cadute continue dovute a corse a perdifiato lungo le stradine scoscese. Con qualche amichetto del borgo si andava solo con le infradito nei piedi nei campi per fare merenda con un melone d’altrui proprietà, si faceva la gara dentro il lavatoio a chi arrivava da parte a parte uscendo con le gambe bianche per il blocco momentaneo della circolazione sanguigna, si esploravano piccoli sentieri frondosi al riparo dal caldo mai sentito, si aiutava qualche contadino nella raccolta della cipolla o in una vendemmia precoce, si seguivano le famiglie di ricci nel loro peregrinare, si andava a lumacare dopo le pioggie, si stava sdraiati pomeriggi interi sotto gli ulivi incuranti delle zanzare e di altre specie sconosciute di insetti…. La sera, aiutati dalla totale assenza di luce, se non quella della luna, quando c’era, si giocava a nascondino, a “strega comanda color” (nel buio, si!), a “un due tre stella!!” o un pò più grandini a briscola o scopa illuminati dalle candele sui tavoli. Bisognava fare tutto prima dell’inizio di una nuova prigionia cittadina. Poi gli anni passano, si cresce, si vuole uscire da quel piccolo guscio verde, non basta più, bisogna vedere altri posti, conoscere altre persone… Ma poi con la maturità e i figli arriva il desiderio di tornarci, non per fare la spesa nei campi dei vicini (anche se la tentazione è ancora forte!) ma per godere di quegli spazi, ahimè ormai civilizzati anch’essi con l’asfaltamento della strada (che rimane in ogni caso per niente trafficata) e illuminati da potenti lampioni. Memori di questa libertà la cuoca e il fratello, neoquarantenni, un pomeriggio decidono di fare un’esplorazione, con i cinque bambini, rigorosamente con scarpine chiuse e isolati dal mondo da una campana di lozione antizanzare. Armati di sacchettini, cestini, fazzoletti, telefonino, partono alla volta dei campi d’ulivo e dopo solo un quarto d’ora, appena imboccata l’entrata del campo in forte pendenza partono le prime rimostranze: “Cado! E’ ripido! Mi faccio male! Ho paura! Questo posto puzza!”…. si prosegue per arrivare al “sassone” (nel senso di megalite, non di teutone) dove dovrebbero esserci dei bei rovi dove prendere le more… “Manca ancora molto? Ho caldo! Sono stanca! Torniamo a casa! Mi prudono le gambe! Questo posto puzza!”…
Finalmente, eccolo lì, il sassone ricoperto di spine e sterpaglie che lasciavano intraveredere more grandi quanto noci. La cuoca distribuisce un cestino per uno, un paio di bambini si uccidono per ottenere proprio quel cestino lì che era tale e quale agli altri. La prima vittima è la fatina Fe, la più grande, che dall’alto della sua esperienza adolescenziale ci tiene a dare una dimostrazione su come si raccolgono le more e invece quello che ne esce è la simulazione di una mano infilata in un tritacarne: “Aaaaaaaahhhhhhhh!!! Pungono!!!!” “Tesoro e che credevi che i rovi si sarebbero spostati al tuo passaggio?” “Mamma, non t’interessa mai quanto soffro????”….
Allora il fratello della cuoca prega i bimbi di raccogliere solo le more lontane dalle spine ma vuoi mettere la bellezza di poterti lamentare incessantemente???
Per rendere equa la raccolta, la cuoca e suo fratello (che essendo alto più di 185cm era molto avvantaggiato), man mano che prendevano le more le distribuivano nei cestini di tutti e cinque i bimbi ma non è valso a niente… “Lui ne ha più di me! Lei ne ha mangiate dal mio cestino! Me ne è caduta una! Mi hai pestato un piede! Questo posto puzza!”…
Cinque minuti di calma si sono avuti grazie ad un ragno, enorme, spuntato fuori dalle foglie, che la cuoca non aveva mai visto, con il corpo giallo e nero, grazie al quale è stato battezzato “Aperagno” e che i bimbi hanno guardato affascinati.
Alla fine con circa un chilo di more e la testa gonfia come un pallone i due adulti hanno deciso di tornare a casa, senza lasciare i bambini dispersi nel campo…..
“Giusè, te la posso fare una domanda?”
“Si!”
“Ma mò chi se le mangia tutte ste more?”

INGREDIENTI

1kg di more
200gr di zucchero a velo
8gr di gelatina
750gr di panna
100gr di zucchero a velo
6gr di gelatina

PROCEDIMENTO:

Armarsi di santa pazienza e passare le more (tranne una decina fra le più belle) ad un passalegumi prima a maglie larghe, poi a maglie fitte, in modo da ottenere circa 600gr di polpa di more senza semini e aggiungervi lo zucchero a velo. Mettere a bagno la gelatina in acqua fredda e scaldare circa 60/70 gr di more. Quando la gelatina si è ammorbidita scioglierla accuratamente nella polpa delle more calda e solo quando si è certi che si è sciolta tutta unire la polpa calda a quella fredda e mescolare bene, bene, bene. Bagnare uno stampo da budino e versarci il composto. Mettere in frigo per almeno 4 ore.
Trascorso questo tempo scaldare la panna con lo zucchero a velo fino a rasentare il bollore. Spegnere e mettere in ammollo la gelatina fino a renderla morbida. Strizzarla bene e aggiungerla alla panna. Mescolare bene bene fino ad essere certi che la gelatina si è sciolta tutta. Far raffreddare la panna, avendo cura di mescolare spesso in modo da non creare crosticine o addensamenti. Tirar fuori dal frigo lo stampo con la gelée di more e versarci su la panna ormai quasi fredda. Buttarci dentro le more tenute da parte. Rimettere in frigo per almeno altre 4 ore.
Per togliere la panna cotta dallo stampo, riscaldarlo leggermente immergendolo in acqua tiepida, quindi capovolgere sul piatto da portata.

L’angolo del sommelier: visto che si tratta di un dolce e che ancora si era in Romagna ci abbiamo abbinato una deliziosa Cagnina Doc.

 

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51 Comments on Confronti generazionali e panna cotta con gelée di more

  1. la cuoca Cialtrona
    16 Settembre 2013 at 7:47 (6 anni ago)

    Bellissimo il dessert ma, ancora di più, il racconto. Anch'io le more vado ancora a raccoglierle, uscendone – oltre che sudata e impastata di polvere – tutta graffiata e morsicata (zanzare, ragni e quant'altro voli o strisci)…ma vuoi mettere la soddisfazione??? Forse le nuove generazioni vivono troppo nel virtuale..e non sanno cosa si perdono. Tranne poi partecipare a reality spersi in isole più o meno selvagge…e trasformare le vacanze in campagna in un reality?

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:21 (6 anni ago)

      Ti do ragione tesoro, sti bambini non hanno idea della soddisfazione… Sfortunatamente in città metto me e le fatine agli arresti domiciliari, quindi niente spesa nei campi… Ti bascio forte!

      Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:24 (6 anni ago)

      Vale anche a me sono mancate…. Ora allora per partecipare al contest sono proprio in zona cesarini…Vengo subito a vedere cosa mi hai regalato questa volta… un bascione!

      Rispondi
  2. Dani
    16 Settembre 2013 at 8:20 (6 anni ago)

    Pure io le voglio andare a raccogliere!!!!! Ma dove?????Che palle stà città… Almeno il mio vicino ha le galline (non centra niente ma mi dà un pò il senso della campagna…).
    Mi devo accontentare di quelle del supermercato (che comunque se fossero d'oro costerebbero di meno…).
    Tanti baci e buona settimana!

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:25 (6 anni ago)

      Hai ragione Dani, le more costano 'na cifra blu!! Io non ho neanche un vicino avicolodotato, niente… Meglio godersi la campagna… Un bascione panzide!

      Rispondi
  3. vado...in cucina
    16 Settembre 2013 at 8:36 (6 anni ago)

    anche io amo raccogliere le more, in genere ci preparo la confettura o le mangio così al naturale, la tua gelèè è molto invitante

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:26 (6 anni ago)

      Era l'unico modo per smaltirne tante così… Ti ringrazio tanto, un bascione!

      Rispondi
  4. Ely
    16 Settembre 2013 at 9:54 (6 anni ago)

    Sentirti raccontare è una carezza al cuore. E' sempre come essere bagnati da caldi raggi di sole..! Raccogliere le more è per me un momento molto dolce e personale, sai.. un po' perchè si lega ai ricordi, un po' perchè mi sento tanto simile a loro. Sei mitica, Pattina. E ti voglio un mondo di bene: complimenti per questo super, super, super dessert!! <3 <3

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:27 (6 anni ago)

      Ely, non sto scherzando, ma lo sai che quando siamo andati per more ti ho pensato tantissimo!!! Grazie angelo, ti bascio forte forte!

      Rispondi
  5. Michela
    16 Settembre 2013 at 11:58 (6 anni ago)

    More. Che bontà appena raccolte…solo chi ha provato può capire. Se poi il tutto è condito dai ricordi più cari, non ne parliamo proprio.
    I frutti di bosco in generale incontrano proprio i miei gusti.
    Un bacione Patty, sei mancata!! <3

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:28 (6 anni ago)

      Michè sarò sincera: i frutti di bosco non mi fanno impazzire, ma spiluccare direttamente dall'albero è una cosa che non ha paragoni! Grazie e un bascione!

      Rispondi
  6. Maddalena Laschi
    16 Settembre 2013 at 12:32 (6 anni ago)

    Ne potevi approfittare e fare come i genitori di hansel e Gretel, ma poi anch'io lo dico tutte le volte e nn lo faccio mai! Ahahahah, cattiva!!! Anch'io c'h provato a raccolgliere le more con il mio bimbo più grande ma dopo cinque mamma mi ha detto: Mamma io mi sono già divertito in questo bosco, andiamo?
    La tua panna cotta e' fenemenale! Un bacione Patty

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:29 (6 anni ago)

      Grazie Maddy…. molto pratico tuo figlio, mi sembra abbastanza risoluto! Un bascione a te e ai tuoi splendidi bambini!

      Rispondi
  7. Luca Monica
    16 Settembre 2013 at 12:34 (6 anni ago)

    Finalmente la mi cuochinaPa è tornata!!! Mi sono persa nel tuo racconto ed ho immaginato tutto passo passo…hai ragione le vacanze di quando eravamo bambini…non tornano più…mia mamma si lamentava sempre che per lei non era mai vacanza ed ora riesco bene a capire cosa volesse dire, anche se a quel tempo un po' mi davano fastidio le sue lamentele… AhAhAh "…questo posto puzza!"…"…questo posto puzza!"…ahahah…mi fai morire… Ma sai che qui, dove abito ora, non riesco a trovare una mora…forse conosco ancora poco i dintorni e non so dove cercarle…il prossimo anno mi impegnerò oppure ne pianterò un bel cespuglietto!!!

    Ti stritolo forte forte e bentornata grande donna
    monica

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      16 Settembre 2013 at 13:31 (6 anni ago)

      Questo puzza (in realtà c'era un meraviglioso odore di erba e campo) è stato il leitmotif di quella passeggiata… Mia mamma continua ancora a dire che per lei la vacanza non è vacanza… mah! Ti bascio forte forte gioia mia!!!

      Rispondi
  8. cadè
    16 Settembre 2013 at 13:57 (6 anni ago)

    Bentornata Patty!!! Torno dopo a leggere il tuo racconto…mi sono mancati…ora devo scappare e volevo salutarti.
    Che buone le more, spero di trovarne anche io!
    Un bacio grande grande!

    Rispondi
  9. www.mipiacemifabene.com
    16 Settembre 2013 at 14:15 (6 anni ago)

    Quanto mi piace leggere i tuoi articoli !! E' Bello rivederti e entrare nel tuo castello 🙂 Bellissima la ricetta!!! I Love Patty Patty! Baci
    Federica 🙂

    Rispondi
  10. Tiziana
    16 Settembre 2013 at 14:26 (6 anni ago)

    Ciao, la tua panna cotta è davvero golosa, con le more poi non si sbaglia mai!! Se ti va puoi proporla nel mio contest che è proprio sulla panna cotta!!!

    Rispondi
  11. Mirtillo E Lampone
    16 Settembre 2013 at 14:33 (6 anni ago)

    ♥ amica cara, ritrovarti sul blog è un bel regalo per questo lunedì freddo e settembrino al 100%! Sei solare, viva e calda come ricordavo…e che belli i tuoi racconti, mi è sembrato di camminare con te in "quel posto che puzza" e di assaggiare i tuoi ricordi con un po' di more tra i denti!
    Ti abbraccio forte forte forte
    Berry

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      17 Settembre 2013 at 10:01 (6 anni ago)

      Tesoro mio grazie… quel pomeriggio ho pensato anche a te… fra il mirtillo e il lampone mancava la mora! Un bascio!

      Rispondi
  12. terry giannotta
    16 Settembre 2013 at 15:51 (6 anni ago)

    Certo che i tempi sono proprio cambiati eh? Una volta si andava scalzi e non si faceva caso a sbucciature e graffi, ora i nostri figli sono tutti protetti e se si fanno un graffietto … Comunque come chi se le mangia tutte queste more? Sai quanto cose buone puoi farci? Certo che lo sai, fai finta! Un baciotto cara Patty

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      17 Settembre 2013 at 10:02 (6 anni ago)

      Terry sul fatto delle scarpe invece io combatto una guerra senza vittoria (mia): le mie figlie camminano perennemente scalze, ovunque, soprattutto la piccolina… Io blatero, ma alla fine scalza pure io… Un bascione tesoro, grazie!

      Rispondi
  13. Valentina
    16 Settembre 2013 at 19:05 (6 anni ago)

    Mi hai riportato indietro nel tempo quando, da adolescente, trascorrevo qualche settimana in campagna da un'amica… Ricordo le lunghe passeggiate in bici, la raccolta delle more e dei gelsi (e le mani tutte sporche! 😀 ), letture all'ombra sotto l'albero, tante risate… che bei ricordi 🙂 Questa panna cotta deve essere buonissima, ne vorrei un po' adesso! 😀 Complimenti, un bacio grande e buona serata :**

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      17 Settembre 2013 at 10:03 (6 anni ago)

      Vale… la cosa che mi faceva più ridere quel pomeriggio erano proprio le bocche blu dei bambini… dei "visitors"… Un bascione gioia mia!

      Rispondi
  14. mimma
    16 Settembre 2013 at 19:14 (6 anni ago)

    Finalmente sei tornataaaaa!!!!! mi sei mancata tantissimo!!!!! noto che torni alla grande, con un dessert davvero superbo….BRAVISSIMA!!!!un bacione!!!

    Rispondi
  15. Simona
    17 Settembre 2013 at 6:58 (6 anni ago)

    che bello!!!! sei tornata!! mi mancavano i tuoi racconti e pure le tue ricettine golose!!!! bravissima Patty 🙂 un bascione e a presto 🙂

    Rispondi
  16. Antonella
    17 Settembre 2013 at 11:41 (6 anni ago)

    Ciao Patty che bel racconto! E la tua panna cotta è molto molto golosa. A presto!

    Rispondi
  17. IsabelC.
    17 Settembre 2013 at 13:12 (6 anni ago)

    La prigionia cittadina…è proprio vero! La penso anche io così (ancora oggi!), ma i miei figli, come i vostri, no…un vero peccato. E comunque, anche se mugugnano e si lamentano, lo so che si divertono e sono contenti.
    Noi quest'anno abbiamo trovato pochissime more, e abbiamo fatto un pochino-ino marmellata. Ma non l'ho passato, e questo fa la differenza, purtroppo
    Ciao
    Isabel

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      17 Settembre 2013 at 14:38 (6 anni ago)

      Isabel, tanti anni fa mia mamma fece la marmellata di more senza passarla e non ostante i semini a me piaceva ugualmente… Un bascione grande!

      Rispondi
  18. Donatella Clementi
    17 Settembre 2013 at 20:48 (6 anni ago)

    Ehy ma che buona la panna cotta con le more 🙂 buonissima 🙂 <3

    Rispondi
  19. Roberta
    18 Settembre 2013 at 10:50 (6 anni ago)

    Ahahahahaha, questo posto puzza….ahahahah, patty, non mi lasciare mai più sai???? ♥ ♥ ♥

    Rispondi
  20. Cristiana Beufalamode
    18 Settembre 2013 at 19:30 (6 anni ago)

    Ben tornata!! Anch'io ho dato con la raccolta con le more, che per me è un rituale a cui non si può mancare e che per i figli si trasforma in una vera tortura!!! Dai che le tue almeno non hanno rovesciato tutte le more appena colte! Un bacio cri

    Rispondi
  21. SimoCuriosa
    19 Settembre 2013 at 12:19 (6 anni ago)

    tesoroooooooooo!quanto mi mancavano i tuoi racconti… ma dov'eri finita??
    uff uff
    ciaooo come staiiiiiiiiii???
    ma quanto hai ragione sulle vacanze da piccini, e anch'io come te passavo quasi tutta l'estate in campagna nella casa dei nonni, che libertà prima giochi da piccini…poi giochi da grandi (infatti c'ho trovato marito!)hihihihii
    ma lo sai che per la prima volta quest'anno anch'io sono andata a fare more "seriamente"? e ho fatto pure la marmellata..oddio quant'è buonaaaa!
    ovvia ti ho detto tutto? ah no già questo sarebbe perfetto per il contest veroooooo? 😉
    un bacio cara e aspetto qualche altro raccontino delle tue vacanze 🙂

    Rispondi
    • ilcastellodipattipatti
      20 Settembre 2013 at 9:59 (6 anni ago)

      Tesoro bello… per il tuo contest sto studiando… non me lo voglio perdere! Un bascione!

      Rispondi
  22. Marisa. Uncicloneincucina
    19 Settembre 2013 at 18:15 (6 anni ago)

    Che bello è sempre un piacere leggerti Patty! Mi hai riportato alla MIA infanzia….bei tempi quelli! 😉
    Buonissima la tua panna cotta!
    un bacione
    Mari

    Rispondi
  23. Claudia Magistro
    19 Settembre 2013 at 19:51 (6 anni ago)

    mariaaaacomesoffre ahahahahah
    bentornata giuiuzza mia
    :*
    grazie per il racconto e per la ricettuzza duci
    Cla

    Rispondi
  24. Sandra dolce forno
    20 Settembre 2013 at 4:10 (6 anni ago)

    Leggerti è come essere lì con te, sei un concentrato di allegria 🙂 Grazie per i sorrisi che mi regali e per questo dolce così buono, un bacione Pattyna :*

    Rispondi

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